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“Ascoltare Bach, rapiti verso l’alto”, di Angelo Branduardi.

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” La musica, come la conosciamo noi in Occidente, oggi è come il rumore del traffico: ci accorgiamo che esiste solo quando smette. Eppure, decine di migliaia di anni fa, quando la musica è nata, era strettamente legata alla spiritualità…”

  I primi musicisti erano sciamani. Persone elette capaci di comunicare «col sopra». In parte, lo sono ancora adesso. Anche se le culture hanno avuto sviluppi musicali diversissimi. Nessuno, per esempio, in Africa va a sentire una «Messa da requiem» se non c’è un morto. Per loro – e per tante altre culture extraeuropee – la musica è strettamente legata alla quotidianità. Ne è un’espressione profonda. Non “solo” compagnia o divertimento. E neppure “solo” arte. Questo cambiamento nella cultura europea risale a 150 anni fa. Prima con Mozart e poi con Beethoven la musica si è allontanata dalla vita di tutti giorni per diventare arte. Eppure, ed è questa la vera forza della musica, non ha smesso di produrre capolavori carichi di spiritualità. Anzi: in particolare, la musica sacra europea ha toccato vette altissime, che hanno travalicato i confini umani. Quando ascolto Bach e perfino certe pagine di Wagner, che viene considerato da molti un pagano, mi vengono le lacrime agli occhi. Mi sento investito e letteralmente portato via. Provo il senso dell’oltre. Non sono più qui ed ora, ma da un’altra parte e in un altro momento. Detta così, forse, è affascinante. Ma sentire la musica è un fatto estremamente individuale. È fatta dall’individuo per l’individuo. Per calarsi in quell’«albero vuoto» che sono Mozart e Bach ci vuole un educazione all’ascolto. Solo così si riesce a cogliere la trascendenza pura che emanano certe loro composizioni. In quelle pagine – a seconda dei momenti e degli stati d’animo – colgo diversi livelli di lettura, in parte persino inconsci. Ci trovo Dio ovviamente, ma anche il cosmo, il Mistero, il Tutto. Che forse sono la stessa cosa. Perché in fondo il punto d’arrivo di qualunque musica spirituale è lo stesso, anche se noi lo chiamiamo con nomi diversi. Per questo io non ho dubbi: la musica sacra è la più bella musica che ci sia mai stata in Occidente. Peccato che oggi solo Arvo Pärt riesca a dire cose ancora straordinarie con la musica sacra. Il vero problema, però, è un altro. Non so se possa essere la Forma a unire le tre grandi religioni, ma sicuramente è difficile che la musica possa fornire un dialogo reale con chi – appartenendo ad altre culture – non è in grado di ascoltarla. Con tutto il rispetto credo che ad un islamico, anche moderato, di Bach non gliene freghi niente. Mentre qualunque occidentale mediamente curioso possa ascoltare musiche della tradizione islamica. Pensare che questo dialogo sia possibile attraverso la musica è – nel migliore dei casi – una speranza, non certo una certezza. Non sono pessimista, ma realista. Al punto da credere che perfino la cosiddetta musica leggera, che ormai è diventata un rumore ripetitivo, abbia in sé una potenza enorme. Se solo non si limitasse a cercare il facile consenso radiofonico potrebbe essere espressione viva della nostra vita reale e persino trascendere il quotidiano. Certo, anche Bach ha composto musica «per campare». Ma ha saputo poi toccare vette inimmaginabili. Nel nostro tempo, invece, sembra che i musicisti «sciamani», capaci di comunicare col trascendente, non riescano più ad elevare l’anima. Propria e altrui.  

Angelo Branduardi  

 Fonte: Avvenire, 26.03.2006 

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Written by mikimeta

ottobre 28, 2008 a 10:13 pm

Pubblicato su L'Artista

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