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Musica – Poesia, Branduardi – De Andrè, Yeats – Lee Masters

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Angelo Branduardi e Fabrizio De Andrè. C’è un fattore che accomuna questi due Artisti, così come questo intervento: Due poeti messi in musica. Fatto eccezionale in Italia, anzi: casi unici. E il risultato? Due capolavori. 

Chitarra e Violino - Pablo Picasso

Chitarra e Violino - Pablo Picasso

I fantasmi di Rimbaud, Yeats, Baudelaire e di tanti altri poeti aleggiano da tempo nella canzone rock. Anche i cantautori italiani hanno subito i loro influssi, tanto che due opere come la trasposizione in musica dell’Antologia di Spoon River (di Fabrizio De Andrè) o Branduardi canta Yeats hanno guadagnato attenzione e stima anche all’estero. Il confine tra canzone e poesia è estremamente labile, quasi inesistente. Ma, da sempre, su questo argomento esistono due scuole di pensiero. La prima sostiene che si tratterebbe solo di due approcci diversi alla medesima materia. Per la seconda, quella dei ‘puristi’ della parola, il solo accostare i termini ‘poesia’ e ‘canzone’ equivale a una bestemmia.
Ma i cantanti si sono anche cimentati, negli anni, nel tentativo di musicare opere poetiche già esistenti, ed è un altro lato della medaglia. Se due lavori discografici come Non al denaro non all’amore né al cielo (di Fabrizio De Andrè), messa in musica di alcuni estratti dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters e Branduardi canta Yeats, operazione analoga sulle poesie del più famoso poeta irlandese William Butler Yeats sono due autentici casi, unici forse al mondo, la canzone rock è ricca di tentativi di messa in musica del lavoro di poeti più o meno famosi.
I due dischi citati sono opere importanti che, nonostante il lavoro di traduzione nella nostra lingua, hanno fatto parlare di sé anche internazionalmente: non sono molti, infatti, i casi analoghi, e sono la testimonianza di come il linguaggio poetico, con minimi adattamenti, si possa unire ad su una base musicale. Nonostante le critiche che i puristi della poesia hanno puntualmente scagliato, specialmente contro De Andrè
Sono soprattutto gli anglosassoni, in special modo gli irlandesi, quelli che hanno sempre amato questo genere di operazione, a testimonianza del rapporto stretto là esistente tra mondo della canzone e letteratura ‘alta’. Sicuramente per primo Van Morrison, che non ha lesinato negli anni le citazioni ‘colte’ tratte dal repertorio soprattutto di Yeats (Here Comes The Night, ad esempio, contiene una parafrasi dell’epitaffio, tratto dal poema Under Ben Bulben, inciso sulla tomba del poeta). Nell’album A Sense Of Wonder (1985), seppur non su musica sua, ha quindi inciso il poema Let The Slave / The Price Of Experience di William Blake, mentre la sua versione di Crazy Jane On God (di Yeats) fu bloccata dagli eredi del poeta perché i suoi versi, secondo loro, andavano messi in musica secondo stilemi classici e non secondo “volgari ritmi rock”. A Branduardi la concessione di musicare i versi del poeta fu concessa con meno fatica. Ma i dischi dell’irlandese sono ricchi di citazioni poetiche, arrivando a comprendere Kerouac e Rimbaud in più di un’occasione.[…]   L’opinione di Angelo Branduardi:La forma canzone è diversa da quella poetica. Nella canzone non si dovrebbe mai scindere la parte musicale da quella letteraria, tanto che le due cose non dovrebbero poter stare in piedi da sole. Viene da sé che la forma letteraria della canzone non debba per forza essere una poesia. È pur vero che nella poesia c’è una musicalità intrinseca. Gli antichi romani ad esempio declamavano la poesia con una scansione ritmica diversa da quella con cui parlavano in modo tale da farla suonare proprio come una forma musicale. Tecnicamente è però sbagliato mettere delle note su ciò che è poeticamente preesistente, sarebbe come mettere note su qualcosa che è già musicale: un po’ come ascoltare due dischi diversi in contemporanea, il risultato è una cacofonia. Questa è la teoria, naturalmente, poi uno fa la pratica e succede come a me con Yeats, che ho fatto proprio questa cosa ‘sbagliata’. Yeats mi piaceva talmente tanto che lo volevo musicare assolutamente che me ne sono fregato di queste regole.”  

FONTE: “Scritto dell’anima” a cura di Paolo Vites

  

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Written by mikimeta

ottobre 28, 2008 a 12:38 am

Pubblicato su L'Artista

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